Cosentino, la giunta rinvia la decisione sulle intercettazioni

Il pronunciamento solo dopo la trasmissione delle motivazioni della Cassazione sulla liceità della richiesta di arresto

La giunta per le autorizzazioni della Camera riunitasi ieri per esaminare la domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni del deputato, e sottosegretario, Nicola Cosentino non si è espressa. In estrema sintesi la posizione della giunta, presieduta dal Pd Castagnetti, è stata quella di riconvocare una seduta quando le motivazioni della Cassazione saranno depositate e trasmesse all’organo della Camera. In riferimento, ovviamente, al provvedimento della settimana scorsa mediante il quale la Corte di cassazione aveva legittimato la richiesta di arresto dell’esponente del Pdl da parte del gip di Napoli.

Il 28 febbraio scorso la I sezione penale della Cassazione aveva respinto il ricorso del sottosegretario all’Economia che tramite i suoi legali, Montone e  De Caro, aveva presentato istanza contro l’ordinanza di arresto emessa nei confronti del sottosegretario dalla Dda di Napoli con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica per presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Ieri mattina invece ha avuto luogo la seduta della Giunta per le autorizzazioni che già dopo la richiesta del Gip napoletano si era pronunciata sulla questione Cosentino.  Il parere negativo sulla necessità di procedere nei confronti del sottosegretario all’Economia aveva fatto da apripista alla votazione alla Camera, dove, con 360 sì e 226 no, ovvero numeri superiori alla maggioranza di Governo era stato approvato il documento contro l’arresto di Nicola Cosentino.

La riunione di Giunta di ieri doveva valutare sulla possibilità di utilizzare intercettazioni di telefonate di Cosentino: dopo quaranta minuti di seduta, anche per consentire lo svolgimento di altri interventi, il presidente Castagnetti ha rinviato a nuova data, quando saranno depositate le motivazioni della Cassazione. Accogliendo, peraltro, quella che era una posizione comune a tutti i deputati intervenuti, ovvero la necessità di pronunciarsi solo dopo aver compreso i motivi per cui è stata considerata lecita la richiesta di arresto di Cosentino.

Dal resoconto di seduta, pubblicato sul sito della Camera dei Deputati, l’onorevole Lo Presti, Pdl, nel suo intervento è entrato nel merito delle intercettazioni stesse. Secondo il deputato la idoneità probatoria delle intercettazioni in esame sarebbe diminuita: «Le intercettazioni il cui utilizzo viene richiesto – dichiara Lo Presti – afferiscono a conversazioni avutesi tra il deputato Cosentino e altre persone fra il 2002 e il 2004. Già questo elemento fa ritenere scarsamente plausibile la richiesta che, all’evidenza, prende in considerazione elementi ormai molto risalenti nel tempo e la cui idoneità probatoria deve ritenersi in gran parte scemata»

. E altresì, nel suo intervento, il relatore sottolinea che «il Cosentino parla con il Valente, con il Flacchi e con i fratelli Orsi. Questi rapporti erano già noti alla Giunta e il collega Cosentino non li ha mai negati. Si sa però che il solo fatto che questi contatti fossero in essere in quegli anni non può ritenersi decisivo ai fini della colpevolezza dell’onorevole Cosentino per i reati a lui ascritti.». Per il deputato, in sostanza la distanza temporale e il fatto che gli elementi fosserò già noti alla Giunta nel momento in cui fu chiamata a pronunciarsi sulla possibilità di procedere o meno su Cosentino, sono motivi sufficienti per negare l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni. Sulla stessa linea il compagno di partito, Paniz, che si accoda al relatore, anche dopo il pronunciamento della Cassazione, sostenendo la lettura distorta che si è data, a suo modo di vedere, alle intercettazioni.

Tra le fila dell’opposizione gli interventi dei deputati sono stati centrati sul metodo più che sul merito delle intercettazioni stesse, sia per Mantini, Udc, che ritiene non doveroso entrare nel merito del contenuto ma solo necessario verificare i presupposti procedurali, sia per Samperi (Pd) che sottolinea la non valenza indiziante delle intercettazioni ma l’opportunità di valutarle alla luce degli elementi successivi. Sottolineando che se davvero il relatore le ritiene senza valore accusatorio, non si capisce la necessità di negarne l’utilizzo. Più interessante, alla luce della decisione finale presa dalla Giunta, l’intervento dell’Idv Palomba che senza entrare nel merito, pone la questione della decisione finale della Cassazione, della settimana scorsa. « Tali considerazioni non solo dovrebbero indurre alla concessione dell’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni ma anche a tornare sulla decisione in ordine all’autorizzazione all’esecuzione all’arresto assunta qualche settimana fa.». Non solo acquisire le intercettazioni, ma rimettere in discussione l’intera posizione che fu assunta dalla Giunta. Ma su questo si è abbattuta la scure di Castagnetti che ha fatto notare come la Giunta e la Camera si siano già espressi e si pronunciano, in materia di immunità, una e una sola volta. Per il presidente, dunque, il provvedimento della Cassazione sarebbe solamente un giudizio valutativo di fatti già noti al momento della decisione presa da Camera e Giunta e quindi non indurrebbe a un nuovo pronunciamento o a rivedere quello già preso.

In attesa delle motivazioni dal “Palazzaccio” tutto si ferma: le intercettazioni congelate dalla Giunta e una seduta da indire a data dal momento non ancora conosciuta. Con grande probabilità, vista l’imminenza delle votazioni, dopo che le Regionali saranno già un ricordo.

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