L’addio a Mascia e l’ira dei sindacati

Da un paio di giorni Raffaele Mascia non è più capo della squadra mobile di Imperia. Rimane in sella, per ora, il questore Luigi Mauriello, ritenuto responsabile del trasferimento di Mascia, capo della mobile imperiese, molto attento, da anni, a non sottovalutare il problema dell’infiltrazione delle mafie in Liguria. Un ambito che le recenti notizie di cronaca non permettono più di ignorare. Una volta erano gli stabilimenti balneari e i bar a bruciare. A grappoli, talvolta, falò nella notte tanto vistosi quanto “facilmente”, per alcuni, derubricabili come ennesimo corto circuito. Ora la situazione si è un po’ più complicata: la commissione ispettiva a Bordighera, gli arresti, le inchieste che vedono, a livello locale e regionale, sempre più compromessi i salotti della politica non possono che far ritenere quello della criminalità organizzata di tipo mafioso, il problema principale di questo scorcio di Liguria.

Ponente? Nulla da segnalare

La contrapposizione tra Mascia e Mauriello si giocava anche su questo. Il questore nelle sortite pubbliche aveva spesso minimizzato il problema, ritenendo che la priorità, per la provincia di Imperia, fosse quella dell’immigrazione clandestina. Una provincia sana del nord, senza particolari problemi. Un’analisi che Mauriello avrà modo di ribadire ma che appare chiara già al suo arrivo come sottolineato in una citazione riportata dal giornale “Il Secolo XIX”: «Sono in città da due giorni ma mi sono già fatto un quadro generale della situazione che, mi sembra, dimostra che nel Ponente ligure non ci sono allarmi in tema di criminalità organizzata e mafiosa» (10 gennaio 2008). Puntualizzando l’anno seguente: «Nel Ponente ligure il fenomeno più preoccupante è quello dell’immigrazione clandestina, insieme a quello dei reati contro il patrimonio: furti in appartamento, scippi e borseggi» (12 maggio 2009). Purtroppo però, per il Ponente, inizia una escalation che porta subbuglio in tutta la provincia: non si contano gli incendi, gli arresti, i reati spia che confermano ciò che da anni magistrati ed esperti dicono: la provincia è profondamente infiltrata dalle mafie.

A combattere spesso con armi spuntate sono le forze di polizia da un lato, con tagli di organico significativi, e anche le procure, spesso con elementi insufficienti come ribadirà il nuovo procuratore di San Remo, il dottor Cavallone. Le recenti indagini, anche di livello nazionale come l’operazione “Il Crimine” hanno dato risposte e confermato le intuizioni di Mascia. Lo stesso caso di Bordighera, comune dove attualmente è al lavoro una commissione prefettizia per appurare l’infiltrazione nel tessuto politico di esponenti mafiosi, ha di fatto dato credito a indagine che da tempo Mascia portava avanti. Ora che i casi sono esplosi, il trasferimento.

Continua…

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